Centro di Arti e Cultura Giapponese - Nagaiki Ryū
 

Concerto: KINSEI HOGAKU "musica del nostro Paese" - dettagli alla pagina Manifestazioni Eventi, LEZIONI di TAIKO, di LINGUA GIAPPONESE, di CUCINA, di IKEBANA, di ORIGAMI - dettagli alla pagina Attività e Corsi

 
Manifestazioni - Eventi
 
Nagaiki Ryū
Ass. Gohan
 
Area Riservata
Pubblicazioni
Galleria Fotografica
Newsletter
Download
Link
Dove Siamo
Archivio
Contatti


Archivio 

CONCERTO: Nihon no Uta (La Canzone Giapponese)
Data inserimento: 20-01-2009 Località: Vicenza
Periodo: Marzo 2009

 

 

 

 

 

 

 

 

presenta

 

"NIHON NO UTA"

La Canzone Giapponese 

7 marzo 2009

Auditorium"Francesco Canneti"

Vicenza

 

                                                                            ingresso libero fino ad esaurimento posti

 

              

 

Sul programma del Concerto

La musica vocale giapponese dell’epoca di cui ci occupiamo nel presente programma si è sviluppata a partire dalla fondazione del “Ongaku Torishirabe Gakari”, l’istituto scolastico statale per lo studio della musica occidentale (il precedente storico dell’Universià di Belle Arti e Musica di Tokyo).

Detto istituto fu fondato con il dichiarato scopo di educare alla musica i bambini.

Da questa attività pedagogica nacque un genere di musica vocale detta “Shouka”.

A questo genere appartiene brani molto conosciuti in Giappone come “La luna sul castello diroccato”, basato su una poesia di Bansui Doi (1871-1952) e “I fiori”, su una poesia di Hagoromo Takeshima (1872-1967) entrambe musicate da Rentaro Taki (1879-1903). Si tratta di due brani stupendi, non solo per i bambini; in queste musiche si percepisce la felice riuscita dell’incontro tra la musica di stile occidentale con la poesia giapponese.

Rentaro Taki fu il primo compositore giapponese formatosi in questo nuovo clima di adattamento delle pratiche musicali europee al gusto giapponese. La dipendenza diretta della musica giapponese di questa fase ai modelli europei è testimoniata dal fatto che molte canzoni Shouka furono realizzate direttamente “parodiando”, prendendo a prestito, musiche originali europee e nordamericane (inni e canzoni di provenienza irlandese, scozzese e di varie nazionalità) sulle quali si adattarono testi giapponesi. E’ interessante notare che vennero adottate solamente quelle melodie che più si avvicinavano ai modi melodici giapponesi tradizionali, ovvero quelle melodie basate sulla scala pentatonica (scale di cinque note di varia disposizione intervallare) e che, di conseguenza, risultavano più famigliari all’orecchio giapponese. Un simile modo di operare comportava però un forzoso adattamento metrico e ritmico dei testi giapponesi a melodie concepite per lingue assai differenti. Tuttavia da questa pratica nacquero anche canzoni di ampia diffusione come “Il Casolare”, basata sulla melodia inglese “Home sweet home” di Henry Bishop (1786-1855) con il testo di Tadashi Satomi (1824-1886).

Queste musiche furono pubblicate sulla rivista “Raccolta di Shouka per scuola elementare” (a partire dal 1881), redatta dal Ministero dell’Educazione Nazionale, e che costiuisce la prima raccolta di canzoni stampate in Giappone. Mentre si svilupppava il genere del Shouka nacque un movimento che, pur permanendo nell’ottica della funzione pedagogica della canzone di modello occidentale, intendeva riformare tale tendenza dando maggiore coesione e qualità artistica al rapporto tra lingua poetica giapponese e musica, la quale a sua volta doveva essere non più mera “parodia” di melodie occidentali, ma originale composizione musicale giapponese. Questa esigenza si manifestò in un movimento che riuniva poeti e scrittori come Ujoo Noguchi (1882-1945), Hakushu Kitahara (1885-1942), Juniciro Tanizaki (1886-1965), Rofuu Miki (1889-1964) e Touson Shimazaki (1872-1943),

i quali si riunirono attorno allo scrittore per l’infanzia Miekichi Suzuki (1882-1936),

il quale pubblicò una rivista, la “Akai-Tori” (Uccello Rosso) per la pubblicazione di canzoni artistiche per l’infanzia. Ujoo Noguchi è conosciuto in Giappone per la delicatezza delle sue immagini poetiche e ci ha lasciato molte canzoni, tutt’ ora molto amate, nate dalla collaborazione con il compositore Nagayo Motoori (1885-1945). (Le scarpe rosse, I sette corvetti). Hakushu Kitahara fu un grande poeta e scrittore che fondò la letteratura giapponese moderna. Egli ci ha lasciato alcune bellissime canzoni musicate soprattutto da Kousaku Yamada (1886-1965), un compositore che coniuga perfettamente lo stile occidentale con la lingua poetica e la musica giapponese. Rofuu Miki ci ha lasciato raccolte di Haiku e altri generi poetici (Le libellule rosse, su musica di Kousaku Yamada). L’idea di fondo di tutti questi autori e musicisti era quella di creare un genere poetico-musicale di livello che fosse fruibile sia dai bambini che dagli adulti. Nacque così il genere “Douyou”, che significa “filastrocca artistica”, poiché nel Douyou si incontra una poesia semplice ma non banale, accompagnata da una musica che, pur conformandosi alla maniera occidentale, recupera il melos giapponese tradizionale. Come esempio di questa tendenza, oltre alle canzoni già citate, ricorderemo anche la “Canzone della spiaggia”, di Kokei hayashi per la musica di Tamezo Narita (1893-1945). Il genere Douyou, con le sue raffinatezze poetiche e musicali, di fatto oltrepassò il limite di una fruizione unicamente infantile per evolversi in una musica d’arte che poteva anche soddisfare un pubblico più ampio ed esigente. Canzoni come “Il Castello di sabbia”, “La strada”, “Manjyushage”(Fiore di Lycoris Radiata), tutte su poesie di Hakushu Kitahara e musiche di Kousaku Yamada, sono indicative di questa tendenza. Nella canzone artistica giapponese, che si era sviluppata come genere autonomo, la poesia giapponese, la musica di stampo occidentale e quella tradizionale giapponese si trovano armoniosamente amalgamati. “Prima fiamma”, su poesia di Takuboku Ishikawa (1886-1913) e musica di Koshiya Tatsunosuke, “La Stradina dei cigliegi”, su poesia di Syuichi Kato (1919-) e musica di Sadao Bekku (1922-) sono mirabili esempi del genere della canzone artistica. Per conoscere la musica vocale giapponese contemporanea, non si può tralasciare il nome di Toru Takemitsu (1930-1996) che compose molte canzoni sia su testi propri che in collaborazione col grande poeta Shuntarou Tanikawa (1931-). Tra le altre ricordiamo la canzone “Cos’ha lasciato l’uomo che è morto” nota anche nella sua versione inglese intitolata “All that the Man Left Behind When He Died”.

 

                                                              dalla presentazione di Miho Kamiya e Gianluca Nannetti

 

 

La Canzone Giapponese

 

 





Visualizza Tutte le Voci di Archivio


 
Copyright © 2007 - 2010 Nagaiki Ryū - Tutti i diritti riservati Powered by MidWeb S.r.l.